Avviso

Avviso

mercoledì 26 marzo 2014

The Rake



The Rake

Durante l'estate del 2003, alcuni eventi nel Nordest degli stati uniti riguardanti una strana creatura dalle sembianze umane accesero l'interesse di alcuni media locali prima di un apparente blackout di informazioni. Vennero lasciate intatte pochissime notizie, quasi nessuna in quanto la maggior parte delle testimonianze online della creatura vennero distrutte misteriosamente.

Principalmente nella zona rurale dello stato di New York, presunti testimoni raccontarono storie dei loro incontri con una creatura di origini sconosciute. Le reazioni variavano da livelli estremamente traumatici di paura e disagio, a un quasi infantile senso di curiosità e giocosità. Nonostante i loro resoconti scritti non fossero più presenti, i ricordi rimasero profondamente. Molte delle persone coinvolte hanno iniziato a cercare delle risposte, quell'anno.

Agli inizi del 2006, erano stati trovati circa due dozzine di documenti, datati tra il dodicesimo secolo e i giorni nostri, sparsi in tutto il mondo. Nella maggior parte dei casi, le storie erano identiche. Sono stato in contatto con un membro di questo gruppo e sono riuscito a ottenere qualche stralcio del libro che stanno per pubblicare.

L'ultimo messaggio di un suicida: 1964

"Mentre mi preparo a prendere la mia vita, sento la necessità di alleviare ogni senso di colpa o dolore che sto lasciando con questo gesto. Non è colpa di nessun altro se non sua. Per una volta mi sono svegliato e ho sentito la sua presenza. E una volta mi sono svegliato e ho visto la sua forma. E una volta ancora mi sono svegliato e ho sentito la sua voce, e guardato nei suoi occhi. Non posso dormire senza paura di cosa proverò al mio prossimo risveglio. Non posso mai più svegliarmi. Addio."

Trovate nella stessa scatola di legno c'erano due buste vuote indirizzate a William e Rose, e una lettera senza busta.

"Carissima Linnie,

Ho pregato per te. Ha detto il tuo nome."

Un articolo di giornale (tradotto dallo spagnolo): 1880

"Ho sperimentato il vero terrore. Ho sperimentato il vero terrore. Ho sperimentato il vero terrore. Vedo i suoi occhi quando chiudo i miei. Sono vuoti. Neri. Mi vedono e mi attraversano. La sua mano bagnata. Io non dormirò. La sua voce [Testo incomprensibile]."

Il diario di un marinaio: 1691

"È venuto da me mentre dormivo. Sentivo qualcosa ai piedi del mio letto. Ha preso tutto. Dobbiamo tornare in inghilterra. Noi non dobbiamo tornare mai più qui, sotto richiesta di The Rake."

Da una testimonianza: 2006

"Tre anni fa, ero appena tornata da una vacanza alle cascate del Niagara con la mia famiglia, il quattro di Luglio. Eravamo veramente stanchi dopo una lunga giornata di viaggio, quindi mio marito e io mettemmo i ragazzi a letto e siamo andati a dormire.

Verso le quattro di mattina, mi sono svegliata pensando che mio marito si fosse alzato per usare il bagno. Colsi l'attimo per sistemare la coperta, ma così facendo lo svegliai. Mi scusai e gli dissi che credevo si fosse alzato. Quando si è girato a guardarmi, è sussultato e ha ritirato i piedi dal fondo del letto così velocemente che il suo ginocchio quasi mi fece cadere giù. Quindi mi ha afferrata e non ha detto niente.

Dopo qualche secondo ad abituarmi al buio, riuscii a vedere cosa causò la strana reazione. Ai piedi del letto, seduto e che ci dava le spalle, c'era quello che sembrava essere un uomo nudo, o un grande cane senza pelo di qualche tipo. La posizione del suo corpo era inquietante e innaturale, come se fosse stato investito da una macchina o qualcosa di simile. Per una qualche ragione, non fui subito spaventata da esso, ma più che altro interessata alle sue condizioni. A questo punto ero in qualche modo convinta che avremmo dovuto fare qualcosa per aiutarlo.

Mio marito teneva le ginocchia tra le braccia, in posizione fetale, guardandomi occasionalmente prima di tornare a osservare la creatura.

In un turbinio di movimenti, la creatura si dimeno buttandosi giù dal letto, e arrancò velocemente vicino al letto agitandosi, finche non fu a pochi centimetri dalla faccia di mio marito. La creatura rimase in un silenzio assoluto per circa 30 secondi (Probabilmente furono 5, ma sembrò molto di più) a guardare mio marito. La creatura quindi poggiò la mano sul suo ginocchio e corse nel corridoio, dirigendosi alla stanza dei ragazzi. Ho gridato e mi sono lanciata sull'interruttore, intenzionata a fermarlo prima che ferisse i miei bambini. Quando sono uscita nel corridoio, la luce della camera da letto era sufficente a vederlo accovacciato e ingobbito a qualche metro di distanza. Sì è girato e mi ha guardato direttamente, coperto di sangue. Ho acceso la luce e ho visto mia figlia Clara.

La creatura è corsa giù per le scale mentre io e mio marito ci precipitavamo ad aiutare nostra figlia. Era ferita gravemente e parlò solo un'altra volta nella sua breve vita. Disse "lui è The Rake".

Mio marito finì in un lago con la sua auto quella notte, mentre portava nostra figlia all'ospedale. Non sopravvisse.

In una piccola città, le notizie girano parecchio veloci. La polizia ci diede aiuto all'inizio, e anche il giornale locale fu molto interessato. Comunque, la storia non fu mai pubblicata e neanche i telegiornali locali se ne interessarono mai.

Per molti mesi, mio figlio Justin ed io stemmo in un hotel vicino alla casa dei miei genitori. Dopo la nostra decisione di tornare a casa, ho iniziato a cercare delle risposte. Trovai un uomo in una città vicino che aveva avuto un'esperienza simile. Ci siamo messi in contatto e abbiamo iniziato a raccontarci delle rispettive vicende. Lui sapeva di altre due persone a New York che avevano visto la creatura a cui noi ora ci rivolgeremo come "The Rake".

Noi quattro impiegammo due anni interi di ricerca nel web e tra testimonianze scritte per ottenere una piccola collezione di ciò che pensiamo siano racconti di "The Rake". nessuno di essi diede però qualche dettaglio, una storia o spiegazioni.

Un giornale che aveva articoli riguardanti la creatura nelle sue prime tre pagine, e non la menzionò mai più... Un diario di bordo che non spiegava niente dell'incontro, dicendo solo che era stato detto loro di andarsene da The Rake. Quella fu l'ultima cosa scritta sul diario...

C'erano, comunque, molti casi dove la visita della creatura era una serie di di visite alle stessa persona. Molte persone dissero anche che essa parlò loro, tra cui anche mia figlia. Questo ci ha portato a chiederci se The Rake ci abbia visitato altre volte prima del nostro ultimo incontro.

Programmai un registratore digitale vicino al mio letto e lo lasciai a registrare tutta la notte, per due settimane. Controllavo morbosamente il suono di me che dormivo ogni giorno appena sveglia. Verso la fine della seconda settimana, ci avevo fatto l'abitudine e ascoltavo le mie registrazioni notturne ad una velocità otto volte superiore al normale. (questo mi occupava comunque un'ora al giorno)

Il primo giorno della terza settimana, pensai di aver sentito qualcosa di diverso. Quello che avevo trovato era una voce stridula. Era The Rake. Non posso ascoltarla abbastanza a lungo anche solo da iniziare a trascriverla. Non l'ho ancora fatta ascoltare a nessuno. Tutto ciò che so è che l'ho sentita prima, e ora credo che parlò quando stava di fronte a mio marito. Non ricordo di aver sentito niente allora, ma per qualche ragione, la voce registrata mi portò immediatamente a quel momento.

I pensieri che dovevano essere passati nella testa di mia figlia di lasciarono veramente sconvolta.

Non ho più visto The Rake da quando rovinò la mia vita, ma so che è stato nella mia stanza mentre dormivo. Lo so e temo quella notte in cui mi sveglierò e lo vedrò, a fissarmi."

lunedì 10 marzo 2014

SMILE.jpg

SMILE.jpg

Incontrai di persona Mary E. per la prima volta nell’estate del 2007. Avevo organizzato un appuntamento con suo marito di 50 anni, Terence, per vederla e fare un’intervista. Mary inizialmente accettò, forse perché non ero un giornalista ma più che altro uno scrittore dilettante che cercava materiale per un paio di incarichi assegnatimi dal college poco prima e, se tutto fosse andato secondo i piani, alcuni pezzi per un romanzo.
Programmammo l’intervista in un particolare weekend mentre ero a Chicago per affari non correlati, ma all’ultimo momento Mary cambiò idea e si rinchiuse nella sua camera da letto, rifiutandosi di incontrarmi. Per mezz’ora rimasi seduto con Terence come se fossimo accampati fuori alla camera da letto, ascoltando e prendendo nota mentre lui cercò senza risultati di calmare la moglie. Le cose che disse Mary mi fecero un po’ senso ma coincidevano con il disegno che mi ero fatto della vicenda: nonostante non potessi vederla, potei capire dalla sua voce che stesse piangendo, e il più delle volte le sue obiezioni a parlare con me erano incentrate su un’incoerente diatriba sui suoi sogni/incubi.
Terence si scusò molto quando smettemmo di provare a calmarla, e io cercai di stargli dietro; ricordo che non ero un reporter in cerca di una storia, ma semplicemente un giovane curioso in cerca di informazioni. Inoltre, pensai a quel tempo, potevo sempre trovare un altro caso simile, se mi fossi messo a cercare risorse su quella storia.
Mary E. nel 1992 era un’operatrice di sistema di un piccolo Bulletin Board System di Chicago, quando incontrò per la prima volta smile.jpg e la sua vità cambiò per sempre. Lei e Terrence sono stati sposati per soli 5 mesi. Mary è una delle circa 400 persone che videro l’immagine che fu postata come link sul BBS, nonostante lei sia l’unica che abbia parlato apertamente di questa esperienza. Gli altri sono rimasti anonimi, o forse sono morti.
Nel 2005, quando ero ancora alle superiori, smile.jpg fu portato alla mia attenzione per la prima volta grazie al mio fiorente interesse per i fenomeni basati sul web; Mary era la vittima citata più spesso da chi si è a volte riferito a “Smile.dog”, l’essere che sarebbe mostrato da smile.jpg. Ciò che catturò il mio interesse (oltre che agli ovvi elementi macabri di questa cyber-leggenda e la mia inclinazione a questo genere di cose) fu la mancanza assoluta di informazioni, di solito sui punti alla quale la gente non crede esiste ben altro che voci o bufale. E’ unico perché, anche se il fenomeno è incentrato su un’immagine, questo file non si può trovare su internet; certamente ci sono molti fotomontaggi fatte alla lettera, mostrandosi più frequentemente su siti come 4chan, particolarmente nella sezione sul paranormale /x/. Si sospetta che siano falsi perché non hanno l’effetto che il vero smil.jpg si dice che abbia, cioè attacchi di epilessia temporanei e un’estrema ansia.


"ricostruzione di Smile.dog"
Né smile.jpg o Smile.dog sono menzionati su Wikipedia, nonostante il sito presenti articoli su altre cose anche più scandalose, come siti shock (hello.jpg) o 2girls1cup; ogni tentativo di creare una pagina che riguardi smile.jpg è subito cancellata da uno dei tanti amministratori dell’enciclopedia. Gli incontri con smile.jpg sono leggende di internet. La storia di Mary E. non è l’unica; ci sono altre voci non verificate di visualizzazioni di smile.jpg nei primi giorni di Usenet e anche la storia di un hacker che avrebbe nel 2002 che avrebbe inondato il forum del sito di humor e satira “Something Awful” con un diluvio di immagini di Smile.dog, rendendo circa la metà degli utenti del forum del tempo epilettici. Si dice anche che verso la seconda metà degli anni 90 smile.jpg circolasse su Usenet come allegato di una catena che aveva come soggetto “SORRIDI!! DIO TI AMA!”. Tuttavia nonostante la grossa esposizione che queste trovate avrebbero generato, ci sono davvero poche persone che ammettono di aver visto smile.jpg e nessuna traccia di file o link è stata mai trovata.Questa presunta reazione nell’osservatore è una delle ragioni per cui questi falsi smile.jpg sono guardati con disprezzo, dal momento che è palesemente assurdo, anche se a seconda di chi si chiede, la riluttanza a riconoscere l’esistenza di smile.jpg potrebbe essere più per paura che per incredulità.
Questi che rivendicano di aver visto smile.jpg spesso dicono che erano troppo occupati per salvare una copia dell’immagine sui loro HD. Comunque, tutte le presunte vittime offrono la stessa descrizione della foto: una creatura simile a un cane (di solito descritta come un Husky siberiano), illuminata dal flash di una macchina fotografica, siede in una stanza buia, l’unico dettaglio visibile sullo sfondo è una mano umana che si estende nell’oscurità sul lato sinistro della foto. La mano è vuota, ma è spesso descritta come se facesse un cenno. Di certo, la maggior parte dell’attenzione è data al cane (o creatura canina, come alcune vittime che dicono di essere più certe delle altre dicono di aver visto). Il muso della bestia è presumibilmente aperto in un ampio sorriso, mostrando due file di denti, molto bianchi, molto dritti, molto aguzzi, molto somiglianti a quelli umani.

sabato 8 marzo 2014

Il fabbricante di bambole


IL FABBRICANTE DI BAMBOLE

Un colpo di spazzola, un altro, poi il terzo. Ciocca dopo ciocca i capelli biondi della sua creatura ricaddero dolcemente e con compostezza sul tavolo da lavoro.
Non avrei potuto farti più bella” sussurrò l’uomo, tra sé e sé.
Il luogo era angusto, avvolto da una penombra in grado di rendere miope persino lo sguardo più acuto. Un odore fruttato e pungente, simile a quello dei solventi usati nelle industrie chimiche, appestava lo spazio racchiuso tra le quattro sudice mura della stanza.
Proprio a causa di tale olezzo nauseante egli era costretto ad indossare una maschera di carta a copertura del naso e della bocca.
Biascicò poco altro, che però venne assorbito dalle fibre di cellulosa alla stregua dei vapori chetonici.
Attorno a lui vi era un gran disordine. Il piano di marmo era coperto quasi interamente da rocchetti di candido filo, ciotole e beute incrostate, rotoli di carta a trama esagonale e frammenti di ciò che non era stato adoperato per la genesi del capolavoro.
Dall’accozzaglia di utensili trasse una sottile lama di bisturi ed un microscopico tampone di cotone, con cui pose rimedio ad una piccola imperfezione sfuggita al suo sguardo attento.
La mano scorreva morbida e precisa attorno all’oggetto, l’attenzione e la cura con cui operava potevano non a torto essere ricondotte al modus operandi di un chirurgo. Dopo aver chiuso una coppia di flaconi bianchi tolse la mascherina. Tossì due volte. I miasmi evidentemente non si erano ancora diradati.
“Non ti ho creata come vanto personale” le disse, con tono affettuoso e paterno, quasi stesse cercando di consolarla o di farsi perdonare.
Poggiò le labbra sulla sua fronte di porcellana, su cui impresse un caldo e schioccante bacio.
“Né come sincero capriccio d’egoismo. Sei un’opera d’arte. Trascendi la concezione che noi miseri umani abbiamo di perfezione” aggiunse poco dopo, con voce fiera e profonda.
Le labbra smilze ed umidicce si piegarono in un sottile e macabro sorriso, mentre i suoi occhi iniziarono a riflettere una luce oscura e meschina. Sfilò i guanti di lattice che aveva indossato sino a quell’istante.
“Peccato tu non possa gioirne. E’ pura crudeltà quel che governa questa terra!”. Un velo di pianto imbibì le ciglia dell’artista durante uno dei suoi brevi silenzi. Fece per parlare, tuttavia le parole gli si spazzarono in gola. Cadde in un mutismo totale ed imbarazzante, che durò più di qualche minuto.
Capitava spesso, ogni qual volta egli apportava una modifica al suo lavoro. Impossibile stabilire se fosse dovuto alla malinconia legata al paradosso in cui la sua bambolina era relegata o ad un feticismo parossistico. Solo quando si ricordò di non aver completamente terminato la sua creatura si destò dal limbo cerebrale in cui si era arenato. Mancava difatti un ultimo, fondamentale dettaglio. Gli occhi.
Per mesi e mesi li aveva cercati ovunque, senza trovare nulla che fosse all’altezza del suo progetto. Durante quel lungo lasso di tempo, pur di non lasciare il suo capolavoro sguarnito di un particolare così nobile, aveva optato per l’utilizzo di due bottoni di plastica blu. Un compromesso beffardo, in grado di svilire l’impegno maniacale che l’uomo aveva profuso nel suo atto creativo.
Ad un passo dalla disperazione trovò quel che sognava, grazie alla collaborazione di una zelante cassiera.
Un risolino di intima gioia sgorgò dalle fauci del fabbricante di bambole. Rinfilò guanti e mascherina e, preso il bisturi tra pollice ed indice, recise il filo che si intrecciava tra le asole. Nel compiere tale gesto intonò un motivetto allegro, vecchio di almeno vent’anni, che scemò non appena ebbe finito. I bottoni vennero gettati alla rinfusa insieme ad altro materiale.
Schiarì la voce con un colpo di tosse e abbassò nuovamente ciò che proteggeva il suo volto.
La fissò. Lei non poteva ancora ricambiare, le palpebre erano secche e sgonfie, quasi fossero realmente fatte di tela.


“Pazienta ancora mia cara. Fra qualche istante tu e lo zio Ed potrete finalmente giocare assieme”. Le disse dolcemente, abbozzando un viscido sorriso.
Prese una ciotola d’acciaio cromato e delle pinze ricurve, dalle estremità concave ed affilate, vagamente simili a cucchiaini da dessert. Quindi si voltò, mosse qualche passo in direzione del muro più interno, raggiungendo in una manciata di secondi ciò di cui aveva bisogno. Le pinze scattarono pochi istanti dopo, con la rapidità e la freddezza di cui sono dotati i rettili velenosi. Per due volte.
Furono le ultime immagini che raggiunsero il mio cervello prima del buio.
Non urlai, né provai alcun dolore. Coscienza e sentimenti erano storditi da droghe e privazioni. Solo le più basilari percezioni avevano mantenuto una traccia d’integrità durante la prigionia.
Sentii un caldo rivolo dall’odore ferroso solcarmi le gote.
Il pensiero volò ai miei bulbi oculari, che in quel momento stavano con tutta probabilità galleggiando nel vassoietto metallico, in attesa di essere imbalsamati ed impiantati nel volto della bambola, tra i frammenti di decine di altre donne.
Fu così che i miei occhi divennero l’ultimo tassello di un mosaico fatto di carne e di ossa.....